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IL CASENTINO


Il Casentino è un’ampia valle racchiusa ad ovest dai rilievi del Pratomagno, che la separano dal Valdarno e ad est dalla catena dell’Alpe di Catenaia e dai monti della Verna, che la separano dalla Valtiberina.
Qui nasce l’Arno, nel Monte Falterona, come scrive Dante nella Commedia.
Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona,
e cento miglia di corso nol sazia.(…)
Purgatorio, canto XIV
e percorre tutta la valle, fin nei pressi di Arezzo, dove “torce il muso” agli Aretini e si dirige verso Firenze.
L’Arno è un simbolo per il Casentino, così come per l’intera Toscana. In questa valle, da un punto di vista naturalistico, sono particolarmente spettacolari e suggestivi i suoi affluenti, che Dante ricorda con nostalgia nell’Inferno
Li ruscelletti che d'i verdi colli
del Casentin discendon giuso in Arno,
faccendo i lor canali freddi e molli (…)
canto XXX

 


Imboccata da Arezzo la Strada Regionale Umbro Casentinese Romagnola SR71, il primo paese che incontriamo dopo una decina di km è Capolona, che costituisce la porta d’ingresso al Casentino. Nel verde della campagna circostante sorge la Pieve di Santa Maria Maddalena a Sietina, in zona pianeggiante lungo la sponda destra dell’Arno. E’ la prima chiesa che si incontra nella “strada delle pievi”, il percorso medievale che da Arezzo raggiungeva l'alto Casentino tenendo la destra dell'Arno e toccando tutte le importanti pievi medievali, dove i pellegrini potevano sostare in preghiera. Questo edificio, menzionato già in un documento del 1022, non si presenta con la maestosità delle pievi romaniche casentinesi, per le dimensioni ben più ridotte e l'architettura molto più semplice e sobria e inoltre la parte esterna è stata molto rimaneggiata nel corso dei secoli, ma la parte interna ha subito ben poche modifiche. Una particolarità di questa pieve sono le pareti e i pilastri completamente affrescati, altre particolarità il pavimento più basso del terreno circostante e la presenza di tre absidi.

 

 

Proseguendo sulla SR71, dal bivio che si trova a Rassina si raggiunge in pochissimi minuti la Pieve di Socana, uno degli esempi più interessanti di architettura romanica. La notorietà e l’interesse per la Pieve di Socana si deve alla presenza di una grande ara sacrificale etrusca posta di fronte all’unica abside della chiesa e risalente al V secolo, ara che ci svela la presenza di un tempio etrusco le cui testimonianze archeologiche si trovano in gran parte sotto il pavimento dell’attuale chiesa. Socana è quindi un luogo che può raccontarci più di 2500 anni di culto ininterrotto.

 


Tornati a Rassina, dopo poche centinaia di metri nella SR71, girando a destra si imbocca la SP60 per La Verna, che dista circa 20 km. Si giunge così dove Francesco
“nel crudo sasso intra Tevero e Arno
da Cristo prese l'ultimo sigillo
che le sue membra due anni portarno
Paradiso, canto XI

 

 

Si tratta di uno dei luoghi più famosi di devozione francescana, posto in un sito particolarmente suggestivo e mistico, sia per l’architettura a l’arte del convento, sia e soprattutto per la particolare conformazione rocciosa del monte e la stupenda foresta di faggi che lo circonda. La forma del Sacro Sasso de La Verna, una sorta di grande “dente” sul crinale appenninico, ci appare inconfondibile da tutta l’intera valle del Casentino.


Gli aspetti di maggior interesse di questo sacro monte: la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, prima chiesa del luogo eretta in forma rudimentale da San Francesco e dai suoi primi seguaci; la Basilica Maggiore realizzata a cavallo tra XV e XVI secolo; il Corridoio delle Stimmate dove 22 affreschi di Baccio Maria Bacci raccontano la vita di San Francesco e dove ogni giorno alle 15 si svolge la coinvolgente Processione dell’Ora IX; la grotta chiamata “il letto di San Francesco”; la Cappella delle Stimmate fatta edificare attorno al 1260 dai Conti Guidi di Poppi sul punto esatto dove San Francesco aveva ricevuto le Stimmate; il breve ma spettacolare passaggio sul precipizio della scogliera; il suggestivo Sasso Spicco; le raffinatissime terrecotte robbiane: nella basilica è conservato uno dei capolavori di Andrea Della Robbia, l’Annunciazione.

 


Imboccata la strada statale della Verna, ci si può dirigere verso Santa Maria del Sasso, a Bibbiena, raggiungibile in una ventina di Km. Si tratta di un complesso architettonico di grande valore storico, artistico e religioso, unico esemplare rinascimentale nel Casentino e luogo di particolare devozione per gli abitanti della zona. Fu edificato in seguito all'apparizione della Madonna sopra un grande masso avvenuta nel 1347: da qui il nome del Santuario. Comprende il Santuario, il Monastero e il Convento.

Bibbiena in origine fu un importante centro etrusco, poi roccaforte medievale, ma le testimonianze che sono arrivate a noi sono soprattutto rinascimentali: il suo centro storico è un mosaico di palazzi signorili. Meritano una visita la Chiesa di San Lorenzo che conserva terrecotte invetriate di scuola robbiana, l'Oratorio di San Francesco, di gusto rococò, la Pieve di Sant'Ippolito, al cui interno sono conservate importanti opere d’arte.

 

Manifestazione particolare è la Rievocazione della Mea (ultima domenica di carnevale e martedì grasso) che nasce dalla divisione di Bibbiena in due rioni, quello dei "Piazzolini" che prende il nome dalla Piazza, detta ancor oggi Piazzolina (il quartiere dei signori )e quello basso dei "Fondaccini" da Fondaccio, che ancor oggi così si chiama (il rione del popolo ). “Mea” è la bella lavandaia Bartolomea, promessa sposa a Cecco il tessitore, ma invaghitasi del figlio del Conte Tarlati…

Per gli amanti dei piccoli borghi spersi nella campagna, è consigliata una visita ad Ortignano- Raggiolo, raggiungibili da Bibbiena con la SP64. Sono borghi sulle pendici del Pratomagno, completamente ricostruiti, con stradine e case in pietra ben curate, immersi in un territorio completamente circondato da foreste di castagni.





Da Bibbiena, attraverso la SR71, in meno di mezzora si raggiunge Camaldoli.


Il paese di Camaldoli nacque intorno al Monastero fondato da San Romualdo (952 - 1027) come piccolo ospizio per i Monaci. Nel monastero si trova la foresteria,la grande sala capitolare, l'antica farmacia in cui i monaci lavoravano spezie e piante medicinali per curare i malati dell'antico "ospitale". L'attuale farmacia, con i pregiati mobili in noce, risale al 1543. La chiesa, più volte ricostruita nel corso dei secoli, presenta al suo interno uno stile barocco ed è impreziosita da sette tavole del grande pittore aretino Giorgio Vasari.

Attigua al monastero, “LA SCHIACCERIA”, antica bottega dove si possono gustare la vera schiacciata di Camaldoli prodotta da oltre un secolo, accompagnata con i gustosi affettati del Casentino, i pecorini, i porcini fritti, trifolati…. Una sosta è consigliata!

A pochi chilometri di distanza si trova l’Eremo di Camaldoli, luogo di grande fascino e molto suggestivo Qui il monaco benedettino Romualdo eresse le primi cinque celle ed un piccolo oratorio, per ospitare i monaci desiderosi di abbandonare totalmente la vita comunitaria per la clausura in mezzo alla foresta. L’Eremo ed il Monastero si trovano infatti nel cuore di quello che è oggi il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Foreste affascinanti, suggestive, misteriose, create e curate nei secoli dagli stessi monaci e dove è possibile compiere numerose escursioni dettagliatamente segnalate. Il complesso monastico camaldolese è anche accoglienza religiosa presso la foresteria del monastero e gli ospiti partecipano alle iniziative di vario genere programmate dai monaci. Qui si svolgono periodicamente incontri, convegni, momenti spirituali non solo per il Casentino e la Toscana, ma per tutta l’Italia ed anche oltre.

 

La SP124, attraverso la Riserva Statale di Camaldoli, ci condurrà in una mezzora a Poppi, inserito fra i borghi più belli d’Italia. Centro medievale racchiuso da mura ancora integre e posto su un colle da cui si domina buona parte della valle, la storia di Poppi è legata a quella della famiglia dei conti Guidi a al loro castello più importante, che fu qui costruito nel XII secolo e che è considerato il simbolo del Casentino. La scrittrice Emma Perodi ambientò alcune delle sue “Novelle della Nonna” in questo Castello con i Conti Guidi al centro delle vicende
Nel suo cortile colpiscono subito il complesso sistema di scale e la ricchissima collezione di stemmi, mentre all'interno la cappella, con un ciclo di affreschi di Taddeo Gaddi, uno dei più importanti discepoli di Giotto, il salone delle feste e la biblioteca, che conserva un immenso tesoro librario,tra manoscritti ed incunaboli. Oltre al castello, è tutto il centro storico di Poppi che merita una visita, per l’architettura dei suoi palazzi, gli eleganti borghi accompagnati da portici, gli stretti vicoli.

 

In una decina di minuti, attraverso la SR70 della Consuma, si raggiunge, a pochi passi da Strada, la Pieve di San Martino in Vado, che si caratterizza per le figure umane e vegetali scolpite nei suoi capitelli con la pietra del luogo, la pietra arenaria. La lavorazione della pietra ha radici antiche in Casentino, tant’è che ogni due anni, per una decina di giorni nella seconda metà di Agosto, a Strada si svolge la mostra della pietra lavorata, con artisti, scalpellini e artigiani di questo materiale.

 

 

Salendo un paio di km sulla SP70, si raggiunge il pittoresco castello di Castel San Niccolò, roccaforte dei Conti Guidi, da cui si può godere un ampio panorama.

A mezzora da Castel San Niccolò sulla SP70, si trova un’altra pieve d’interesse architettonico, quella di Montemignaio, piccolo borgo completamente immerso nei boschi di querce e castagni che, da sempre, hanno rappresentato la maggiore risorsa economica per la gente che vi abita. L’origine della Pieve è databile intorno al secolo XII, ma la costruzione dell'edificio si protrasse sicuramente a lungo, come testimoniano i diversi stili degli elementi architettonici. Notevole è l'apparato decorativo dei capitelli, scolpiti a fogliami o con figurazioni umane. All’esterno della parete destra dell’abside sorge una massiccia torre, attualmente adibita a campanile, ma costruita dai Longobardi prima della chiesa e usata come da questi come postazione di avvistamento.

 

Non si può pensare di lasciare il Casentino senza essere stati a Pratovecchio, paese che dette i natali a Paolo di Dono, detto Paolo Uccello, maestro della prospettiva. Si trova qui la sede del Parco delle Foreste Casentinesi, una delle zone naturalistiche più affascinanti della Toscana. Esso è stato Istituito nel 1991 e si estende per circa 35.170 ettari lungo il crinale appenninico tra le provincie di Arezzo, Firenze e Forlì. I comuni del versante aretino compresi nel parco sono: Bibbiena, Chiusi della Verna, Poppi, Pratovecchio e Stia. Abeti, faggi, castagni costituiscono la ricchezza del patrimonio naturalistico. La fauna presente nel parco è molto varia: daini, caprioli, cinghiali oltre alla presenza ormai stabile del lupo e dell'aquila reale. Pratovecchio, ogni due anni a settembre, ospita "Forme del legno", una manifestazione che coniuga arte, artigianato, cultura legata al legno.


Ma è soprattutto Romena che ci porta fin a Pratovecchio, con il suo castello sulla sommità del colle e, a poche centinaia di metri, la sua pieve.

 

Il castello di Romena è il più antico del Casentino, le sue origini risalgono intorno al Mille. Da fonti storiche apprendiamo quale era la potenza del maniero al tempo: oltre al palazzo e al cassero, il castello era dotato di ben 14 torri, poi ridotte a 5, una triplice cerchia muraria all'interno della quale si trovavano abitazioni per un centinaio di famiglie e un ospedale per i poveri e i pellegrini. Delle numerose torri oggi ne sono visibili solo tre, fra cui la Torre delle prigioni. Nella Torre delle Prigioni, i prigionieri venivano giudicati nella parte superiore, e poi calati da una botola su piani diversi, a seconda del tipo di pena. Molti studiosi pensano che a Dante, che soggiornò a Romena ospite dei Conti Guidi, qui sia venuta a, l’idea dei gironi dell’inferno L'episodio forse più celebre nella lunga storia del castello avvenne nel 1281. In quel tempo presso il castello viveva Mastro Adamo da Brescia, che per conto dei Conti Guidi di Romena falsificava i fiorini d’oro della Repubblica di Firenze. Catturato e condannato a morte, venne giustiziato nei pressi del castello, nella località oggi chiamata Omomorto; l'episodio di Mastro Adamo è riportato anche da Dante Alighieri nel canto XXX dell’Inferno, dove ne parla insieme a Fonte Branda, la fonte che si trova sulla pendice del colle che scende verso la Pieve di Romena.

Oltre ai resti del castello, affascinano i tanti cipressi che ci accompagnano lungo il viale d’ingresso, il paesaggio circostante e la bellissima veduta sul Casentino dall'alto del maniero.
Nel 1901, anche Gabriele D’Annunzio soggiornò in questo castello e qui scrisse parte della raccolta Alcyone.


A poche centinaia di metri, la pieve di Romena è una delle maggiori testimonianze dell'architettura romanica nel Casentino. A causa dei sismi e dei dissesti geologici che hanno interessato la zona, l'edificio appare parzialmente privo della sua parte anteriore. E’ divisa in tre navate, con cinque campate superstiti delle sei originarie, divise da colonne con splendidi capitelli decorati con motivi differenti, prevalentemente fitomorfi e figurati; quello di sinistra della attuale prima campata porta l’ iscrizione relativa alla costruzione: Tempore famis MCLII, 1152. Tempore famis cioè tempo di fame, di carestia. Il soffitto è a capriate scoperte e inoltre presenta il presbiterio rialzato; il pavimento è a diversi livelli. La facciata è semplice e rustica con alla sinistra il campanile. Monumentale l'abside che presenta due ordini di arcate e delle aperture costituite da una trifora e due bifore. Come altre pievi casentinesi questa pieve, che si trova sulla strada che da nord portava a Roma ed era tappa per i pellegrini che qui trovavano riposo, insiste su un precedente edificio religioso la cui presenza è stata individuata durante i lavori di restauro del 1970. I resti di una chiesa antica, proprio sotto alla Pieve, possono essere visitabili seguendo le scale poste vicino alla navata destra.
La Pieve è divenuta negli anni non solo meta di visita per le bellezze architettoniche, ma anche per lo spirito religioso e di raccoglimento che evoca il luogo dove, nel 1991, è nata la Fraternita di Romena.



A meno di due km, il paese di Stia, l’ultimo comune del Casentino. Bella la sua piazza principale tutta fiancheggiata da portici , Piazza Tanucci, con la sua monumentale fontana ottocentesca.


Si affaccia in questa piazza la Pieve romanica di Santa Maria Assunta, risalente al XII secolo e rimaneggiata nei secoli successivi, a cominciare dalla facciata ricostruita in tardo stile barocco, senza però toglierle l’atmosfera austera ed essenziale delle pievi romaniche. Conserva al suo interno numerose e pregevoli opere d’arte.

 

Fin dal medioevo Stia era nota per la produzione della lana e di tessuti da questa ottenuti. Dalla metà dell'Ottocento agli anni Cinquanta del XX secolo il Lanificio di Stia è stato il perno attorno a cui ruotava l'economia della zona, un enorme complesso industriale che occupava centinaia di lavoratori; nei primi decenni del Novecento era uno dei principali lanifici italiani. Dal giugno 2010, in una parte dell’ex lanificio, restaurato dopo decenni di abbandono, è allestito un grande ed interessante Il Museo dell'Arte della Lana. Non più quindi luogo di produzione, ma centro di diffusione della cultura del tessile propria di questo territorio. Oltre a rappresentare la memoria storica dell'attività del Lanificio, questo museo vuole essere un luogo vivo, un'esperienza per il visitatore che può toccare, annusare, ascoltare, imparare, provando in prima persona, la manualità di alcuni gesti propri dell'arte della lana. Stia è nota anche per il celebre Tessuto Casentino, un particolarissimo tessuto con origini molto antiche.

In settembre, si tiene a Stia la Biennale Europea d'Arte Fabbrile, una manifestazione che espone il meglio della tradizione artigianale della lavorazione del ferro.

A 4 km da Stia, lungo la strada per Londa, si trova il Santuario di Santa Maria delle Grazie, costruito sul luogo dove, secondo la tradizione, nel 1428 apparve la Madonna ad una contadina. La chiesa conserva intatto l’impianto quattrocentesco arricchito da splendide terrecotte della scuola dei della Robbia. L'interno è a una sola navata coperta a volta. All’esterno, un porticato e un campanile a vela. Annesso alla chiesa si erge l’elegante chiostro dell'antico monastero.

Poco distante dall'abitato di Stia è anche la maestosa torre del di Castello di Porciano, costruito dai Conti Guidi intorno all’anno 1000 e dove a lungo soggiornò Dante Alighieri loro ospite. Esso domina l'intera valle nel primo tratto dell'Arno.

 

Il Casentino è rinomato anche per le sue eccellenze alimentari, tant’è che durante l’anno numerose sono le sagre per conservare e far conoscere tradizioni e i sapori del territorio. Per citarne alcuni: il maiale grigio e i salumi vari da esso ricavati, in primis il prosciutto, il pecorino Abbucciato e la ricotta del Casentino, la patata rossa di Cetica, i funghi porcini, la farina di castagne, la farina di grano quarantino, il miele nelle varie tipologie… Alcuni piatti tipici: i tortelli di patate e alla piastra, i ravioli di spinaci e ricotta, la polenta di patate con la ricotta, la scottiglia, la ribollita, il cinghiale in umido…